TUTELA DEI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI NEL REGNO UNITO.

Il ministro Enzo Amendola risponde durante il Question Time alla Camera. Vedi anche la mia interrogazione >>

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RISPOSTA DEL MINISTRO VINCENZO AMENDOLA. Grazie, Presidente. Ringrazio il deputato Ungaro e gli altri interroganti perché intervengono su una preoccupazione che credo debba essere di tutto questo Parlamento e ovviamente del Governo. I Paesi dell’Unione europea e il Regno Unito hanno avviato da tempo un dialogo strutturato sulla necessità di garantire i diritti ai cittadini anche in caso di recesso senza accordo. Nel frattempo, come tutti voi sapete, come Paesi dell’Unione europea stiamo cercando di trovare un’intesa con i nostri amici britannici per un’uscita ordinata con la ratifica di un accordo di recesso, seguendo ovviamente il lavoro della Commissione e del suo capo negoziatore. Non è un’impresa facile perché la questione del confine irlandese è molto complessa e perché le proposte britanniche della scorsa settimana non prevedono adeguate garanzie giuridiche. Inoltre la situazione, come leggiamo anche in queste ore, è ulteriormente complicata dal clima di incertezza politica nel Regno Unito, il cui ultimo sviluppo proprio di ieri è con la sentenza della Corte suprema. Allora è evidente che, in questo quadro, i due principali temi all’attenzione del Consiglio europeo del 17 e del 18 ottobre saranno la possibilità di un accordo sulla questione irlandese e l’eventualità di un’ulteriore proroga per la Brexit del 31 ottobre.

Detto questo, chiariamo subito che da parte britannica sono stati fatti sforzi importanti per creare un sistema di registrazione e di riconoscimento dei diritti dei cittadini rapido ed efficace. Ma un processo di tale portata, che comporta la registrazione in un periodo relativamente breve degli oltre 3 milioni di cittadini europei, tra cui i nostri 600 mila, residenti nel Regno Unito, presenta inevitabili complicazioni che ci hanno spinto a intervenire con maggiore vigore. I contatti con le autorità britanniche si sono intensificati a partire dall’aprile 2018, proprio quando è scoppiato il caso nel Regno Unito del cosiddetto Windrush, che presentava potenziali e preoccupanti analogie con la situazione dei cittadini europei. Il decreto-legge Brexit, oltre ad assicurare la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia con un periodo transitorio al 31 dicembre 2020, prevede anche il rafforzamento della rete consolare nel Regno Unito e l’assistenza ai connazionali. Il lavoro portato avanti dal nostro Ministero, dalla Farnesina, con la nostra ambasciata a Londra, va in due direzioni. Da un lato quella di un dialogo costante con le comunità italiane residenti nel Regno Unito. che ha consentito di identificare meglio i problemi che possono sorgere dalla Brexit e, secondo, di un rapporto strutturato e costante con le autorità britanniche. Su questo dossier, insieme al Ministero degli Affari esteri e a Palazzo Chigi, il nostro impegno è totale a partire proprio dal prossimo 7 ottobre quando avremo una missione: mi recherò a Londra per incontrare tutti i rappresentanti delle comunità. L’Italia ha adottato con il decreto-legge Brexit misure legislative per garantire che i cittadini britannici residenti in Italia abbiano garanzie; ma la via maestra per garantire i diritti acquisiti dei cittadini in caso di Brexit resta l’accordo di recesso, che prevede adeguate garanzie giuridiche. Stiamo lavorando, in conclusione, per salvare l’accordo stesso in spirito di unità con gli altri Stati membri per una Brexit ordinata. Ma alla luce della persistente incertezza in Regno Unito e anche viste le nostre preoccupazioni, che si legano alle sue, dobbiamo prepararci ovviamente a qualsiasi scenario.

LA MIA INTERROGAZIONE – SCHIRÒ. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea potrebbe aprire scenari preoccupanti per i circa 700 mila italiani che vivono e lavorano in Gran Bretagna;
l’amministrazione britannica ha in più occasioni rassicurato i cittadini comunitari in merito alla possibilità di ottenere il «Settled Status», la certificazione per chi arriva da un altro Paese dell’Unione e vive in Gran Bretagna da almeno cinque anni;
recenti notizie di stampa hanno evidenziato il caso di una cittadina italiana, Anna Amato, di 57 anni arrivata nel Regno Unito all’età di due anni e ivi residente ininterrottamente per 55 anni, che si è vista negare da parte delle locali autorità il visto di soggiorno permanente, condizione per la concessione della cittadinanza. La connazionale in questione ha compiuto l’intero ciclo di studi nel Regno Unito, è sposata con un cittadino britannico, ha figli, a loro volta britannici, e ha svolto negli anni attività lavorative di vario genere nel settore dei servizi alla persona e nel settore del commercio. Tali attività, di difficile documentazione per la scomparsa degli enti presso i quali le prestazioni lavorative sono state effettuate, sono tuttavia evidenziate dai regolari adempimenti fiscali che l’interessata ha assolto nel corso del tempo;
negli stessi servizi giornalistici, inoltre, si riportano numerose criticità e analoghe situazioni che riguarderebbero molti anziani italiani, immigrati negli anni Cinquanta e Sessanta, la cui documentazione certificante l’arrivo e la residenza continuativa per almeno cinque anni nel Regno Unito sarebbe andata persa. Molti di loro, inoltre, non avrebbero avviato le pratiche per il permesso di soggiorno («Settled Status») a causa di una insufficiente informazione o capacità ad operare attraverso modalità digitali –:
se abbia già assunto iniziative affinché i rappresentanti diplomatici e consolari italiani prendano contatto con la connazionale indicata dalle notizie di cronaca al fine di sostenerne le istanze nei confronti delle autorità britanniche, fino al riconoscimento dei suoi giusti diritti;
più in generale, quali iniziative siano state intraprese al fine di sensibilizzare i nostri connazionali a registrarsi al «settlement scheme» e di fornire l’assistenza necessaria ai connazionali medesimi in caso di bisogno;
se sia stato predisposto un monitoraggio della situazione relativa a tutti coloro che si sono trovati, o possono trovarsi, nella stessa situazione della persona di cui in premessa in modo da dare al dialogo con le autorità britanniche un carattere organico e sistematico rispetto alle fasce più deboli e vulnerabili della comunità italiana, soprattutto agli anziani, profondamente radicate nel tessuto sociale del Paese, che rischiano di vedere messi in discussione i rapporti sociali e familiari e vanificata l’esperienza di una vita;
se abbia avuto modo dì registrare nel rapporto con le autorità britanniche una reale intenzione di salvaguardare, in modo sostanziale, i diritti dei residenti provenienti dai Paesi dell’Unione europea anche nel deprecato caso di uscita senza accordo del Regno Unito dall’Unione europea stessa.
(4-03589)