TARGHE ESTERE: ANCORA NESSUN CHIARIMENTO DA PARTE DEL GOVERNO

La poca sensibilità e attenzione che questo governo sta dimostrando verso gli italiani all’estero si vedono non solo dai provvedimenti adottati, come i tagli delle risorse in bilancio, il reddito di cittadinanza vietato agli italiani all’estero e la riduzione degli eletti nella circoscrizione Estero, ma anche dalle difficoltà che si sono manifestate nell’applicazione pratica di alcune misure.

Prendiamo ad esempio il provvedimento simbolo del Ministro Salvini, il cosiddetto “decreto sicurezza” che, nell’ansia di contrastare la presenza dei migranti nel nostro Paese, ha finito con l’incidere su alcune situazioni riguardanti i cittadini italiani residenti all’estero, omologati senza pensarci troppo a “stranieri” da trattare con diffidenza o addirittura da osteggiare.

La legge che ratifica il decreto, in vigore dal 4 dicembre, infatti, mette mano sia alla delicata materia della cittadinanza italiana (richiedendo per quella per matrimonio il possesso di un elevato livello di competenza linguistica ed estendendo da 24 a 48 mesi il periodo di concessione) sia in materia di codice della strada. Le modifiche al codice della strada, in particolare, dispongono il divieto di circolazione per i veicoli immatricolati all’estero, e quindi con targa straniera anche se appartenente ad un Paese dell’Unione Europea, e in disponibilità di soggetti che abbiano stabilito la propria residenza in Italia da più di sessanta giorni. Tale divieto riguarda tanto il cittadino italiano quanto lo straniero che si trovi alla guida di un qualunque tipo di autoveicolo.

L’obiettivo, in termini generale, è condivisibile: arginare il cosiddetto fenomeno della esterovestizione dei veicoli o l’intestazione fittizia di veicoli immatricolati all’estero. Tuttavia, sarebbe stato opportuno intervenire su questi aspetti in maniera più organica ed evitare le criticità che oggi ci si trova a dover affrontare.

Dal punto di vista degli italiani all’estero, la circolare del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che dà le necessarie istruzioni operative in seguito all’entrata in vigore delle nuove norme conferma nelle avvertenze finali che sono rimaste immutate le disposizioni riguardanti i veicoli “immatricolati in uno Stato estero o acquistati in Italia ed appartenenti a cittadini italiani residenti all’estero ed iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (A.I.R.E.)”.

Pertanto, per i cittadini iscritti AIRE sarà ancora sufficiente mostrare la carta di identità – o documento analogo – che riporta il comune estero di residenza per non incorrere nelle sanzioni previste dalle nuove norme.

Ma sono emerse subito parecchie altre criticità che hanno, sulla base delle sollecitazioni ricevute, abbiamo tentato di portare all’attenzione del governo nel corso del dibattito parlamentare e che avrebbero potuto trovare una soluzione positiva se ci fosse stato un adeguato ascolto. In ogni caso, quelle sollecitazioni sono state riproposte in diverse interrogazioni parlamentari indirizzate ai ministri competenti, Salvini e Toninelli.

Nella mia interrogazione, ad esempio, ancora in attesa di una risposta, ho illustrato le diverse problematiche denunciate da imprese, lavoratori frontalieri e privati cittadini, costretti per diverse ragioni (familiari, di studio, di sicurezza o di salute) a lasciare condurre le proprie auto da chi risulti residente in territorio italiano. Vediamo in concreto di che si tratta.

Poniamo il caso che un cittadino iscritto all’AIRE rientri in Italia utilizzando il proprio veicolo e un suo familiare o un amico residente sul territorio nazionale decida per diversi motivi di guidare la sua automobile. Cosa del tutto frequente e quasi naturale, soprattutto se si tratti di familiari. Lo può fare? No, non si può fare, nemmeno nel caso in cui il veicolo sia immatricolato in uno Stato dell’Unione Europea. I trasgressori vengono puniti con una sanzione che va dai 712 ai 2.848 euro, il ritiro della carta di circolazione con conseguente cessazione della circolazione, con l’obbligo di ricoverare il veicolo in un’area non destinata alla pubblica circolazione, e tutto ciò che ne consegue a norma di legge. Sanzioni obbiettivamente pesanti e per le famiglie residenti in Italia di lavoratori iscritti all’AIRE.

Ma le criticità riguardano anche gli stagionali, i frontalieri e alcune categorie di lavoratori, come ad esempio quella dei gelatieri in Germania per i quali il mantenimento della residenza in Italia costituisce un legame con i propri affetti e con la propria identità, come rilevato fin da subito dall’Associazione Bellunesi nel Mondo.

Anche le deroghe previste dalle nuove norme, che per altro non prevedono sanzioni per il veicolo con targa estera concesso in locazione o comodato in virtù di un rapporto di lavoro (che deve essere attestato da documento custodito a bordo), non possono essere applicate a determinate categorie di lavoratori italiani che finora hanno potuto utilizzare nel rientro a casa furgoni o auto aziendali. E’ il caso della Svizzera che non rientra nello spazio economico europeo. C’è poi il caso di San Marino con le specificità dovute alla sua particolare collocazione geografica e a quelle della nostra comunità lì residente.

Per tutte queste ragioni, nella mia interrogazione ho chiesto al ministro di adottare iniziative volte a superare queste e altre criticità, come ad esempio, forme di “comodato privato” al fine di consentire il regolare utilizzo di un’autovettura con targa straniera (anche per prestito) da parte di familiari di un cittadino italiano iscritto all’AIRE.

Insomma, non ci vorrebbe molto per risolvere queste problematiche. Basterebbero il buon senso e la buona volontà. Cose che non sembrano le doti migliori degli esponenti di questo governo, polarizzato fin dal suo nascere sulla demagogia e l’avversione allo “straniero”. Sicché il ministro Salvini e gli altri partner di governo, fanno di ogni erba un fascio, mettendovi dentro anche gli italiani all’estero, senza curarsi che in questo modo si allentano i legami di quella grande rete che l’Italia, a suo vantaggio, ha costituito nel mondo.

Insomma, anche per quanto riguarda la mobilità, i tre milioni di cittadini italiani in Europa (all’incirca la popolazione di Trentino Alto Adige, Umbria, Basilicata e Molise) continuano ad essere cittadini di serie B.