MAGGIORANZA LEGA-5STELLE-MAIE: TAGLIO DELLA RAPPRESENTANZA ESTERA IN PARLAMENTO. NON SIAMO CITTADINI DI SERIE B

CAMERA DEI DEPUTATI – DIRITTI: In queste ore la Camera dei deputati è impegnata nella discussione della proposta di legge costituzionale che intende modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari (già approvata, in un testo unificato, in prima deliberazione, dal Senato).

L’atto, di per sé pesante e grave, è stato compiuto in un clima di inquietante limitazione del metodo democratico e delle prerogative delle minoranze, che si sono viste negare persino il diritto di vedere discutere e votare un gruppo di emendamenti tendenti a delineare un’impostazione più coerente e organica della riforma costituzionale in discussione.

Ieri sono intervenuta in Aula per esprimere il dissenso mio personale e del mio gruppo parlamentare. Ecco la trascrizione del mio intervento.

“Presidente, il gruppo PD voterà contro questo emendamento che intende sopprimere la circoscrizione Estero.

È stato detto, l’ho già detto e lo ripeto: di cittadinanza ce n’è solo una, ed è quella disegnata dalla nostra Costituzione.

Oggi non discutiamo del numero in sé di una particolare categoria di componenti il Parlamento italiano, ma del rispetto di un fondamentale diritto di cittadinanza, e questo diritto è lo stesso per chi vive in Italia e per chi vive oltre i confini nazionali. Chi pensa di portare avanti un’idea di ridimensionamento della rappresentanza degli italiani all’estero mette mano non ad una semplice quota di eletti nel Parlamento ma a una materia delicatissima che attiene direttamente ad un diritto primario di cittadinanza qual è quello di votare ed essere rappresentati.

Io italiana, nata e cresciuta all’estero, sono una cittadina italiana a tutti gli effetti e come tale oggi qui nel Parlamento italiano rivendico la mia e rivendico la nostra piena cittadinanza e il nostro diritto di rappresentanza.

In nessun luogo della Costituzione italiana si può rintracciare una distinzione tra cittadini basata sulla residenza di vita e di lavoro. Semmai vi sono richiami fermissimi fin dai principi fondativi a rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

I cittadini italiani all’estero – non mi stancherò mai di ripeterlo – sono cittadini di pieno diritto e non un’altra categoria di cittadini . Dopo decenni di impegno e di lotte nei quali noi italiani all’estero chiedevamo di essere cittadini di piena cittadinanza, finalmente avevamo ottenuto la circoscrizione estero che ci permetteva e ci permette di votare nei nostri luoghi di residenza ed avere una rappresentanza come tutti i cittadini italiani.

So bene che in parte dell’opinione pubblica e in alcune forze parlamentari anche di Governo vi è una riserva spesso inespressa verso la presenza della rappresentanza estera nel Parlamento nazionale: una riserva, per non dire una contrarietà, che soprattutto in campagna elettorale coglie ogni occasione per sollevare dubbi e discredito, spesso confondendo un diritto sacrosanto del cittadino con una modalità di voto sempre migliorabile con una semplice legge ordinaria. È impensabile togliere un diritto per evitare irregolarità: le irregolarità vanno combattute per assicurare l’attuazione dei diritti di un cittadino.

Nel precedente passaggio al Senato ci siamo sentiti dire ma il fatto che i cittadini italiani all’estero non contribuiscono al sostegno del Paese rappresenta una bufala colossale sia perché storicamente e attualmente sono stati uno dei puntelli fondamentali del Paese ieri con le rimesse e oggi con il made in Italy, sia perché pagano come gli altri le tasse come l’IMU, la Tari, l’IRPEF sui redditi prodotti in Italia e via dicendo e come li pagano. Se la differenza si può cogliere nella condizione degli italiani all’estero, essa è tutto a loro danno e riguarda proprio il tema della rappresentanza.

Quando fu istituita la circoscrizione estero e fissato il numero degli eletti ad essa attribuiti, infatti, in molti prevalsero preoccupazioni ansiose e restrittive. Non pochi appartenenti ai diversi schieramenti parlamentari interpretarono la circoscrizione estero non come una condizione per garantire dei diritti ma come uno strumento per sterilizzare le possibili ricadute del voto estero sugli equilibri politici nazionali.

Insomma anche il mio collega Ungaro ha già illustrato i problemi che abbiamo noi come rappresentanti degli italiani all’estero. Oggi questa maggioranza anziché cogliere l’occasione per colmare questo insostenibile storico applica meccanicamente un criterio di riduzione dei parlamentari alla circoscrizione estero che aggrava ulteriormente e odiosamente lo squilibrio iniziale.

Io spero dunque che vi sia un atto di riflessione e di responsabilità della Camera al di là degli schieramenti politici e ideologici, lasciando quantomeno inalterato il numero dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero. In questo modo si eviterebbe di creare una rappresentanza di secondo ordine di cittadini di pieno diritto e si darebbe un messaggio di considerazione e di apertura nei confronti di milioni di cittadini che, anche se vivono e operano oltre i confini nazionali, sono più che mai necessari per gli equilibri civili, per la ripresa economica e sociale e per il rilancio dell’immagine internazionale del nostro paese”.