LEGGE DI BILANCIO 2020. RISULTATI UTILI MA OCCORRE UN CAMBIO DI PROSPETTIVA

Car@ amic@,

anche questa chiusura d’anno si sta avvicinando a passi accelerati. Questa notte la Camera ha approvato il bilancio dello Stato, cioè la legge più importante dell’anno, dal quale dipendono tanti interventi, anche di interesse diretto degli italiani all’estero.

Le difficoltà finanziarie e il prolungamento dei tempi di elaborazione e confronto al Senato hanno tolto a noi deputati la possibilità di intervenire con i nostri emendamenti per introdurre modifiche e soluzioni specifiche. Nonostante ciò, noi eletti all’estero e, in particolare, noi parlamentari del PD abbiamo stretto le fila, sia al Senato che alla Camera, per cercare di ottenere risultati utili per i cittadini all’estero e per la stessa proiezione del nostro Paese nel mondo. E infatti, alcuni risultati sono arrivati.  

Così, sono stati cancellati gli aumenti che erano stati previsti per i diritti che si versano ogni volta che si fa una pratica nei consolati, ad iniziare dal raddoppio della tassa per la richiesta della cittadinanza, il che ha comportato l’assorbimento di risorse importanti. Sono stati integrati per un triennio i fondi per i corsi di lingua e cultura organizzati dagli enti gestori e, sempre in questo campo, è stato prorogato l’importantissimo Fondo per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, istituito dai governi di centro-sinistra e in scadenza nel 2020, integrandolo anche di un milione di euro all’anno. Un milione, tuttavia è ancora poco per un Fondo che in un quadriennio era stato dotato di ben 150 milioni. Sicché, a corredo del bilancio, ho presentato anche un ordine del giorno – accolto – che invita il governo a cogliere l’occasione di successivi provvedimenti per reintegrare di risorse uno strumento dal quale dipende una molteplicità di interventi in campo linguistico e culturale all’estero. 

Il nostro Paese si è incamminato sulla strada della promozione integrata per cercare nel mercato globale di superare le difficoltà che si manifestano in quello interno, ancora debole e stagnante. Fare promozione integrata, però, significa camminare su due gambe, quella commerciale e quella culturale, e se non sono ugualmente robuste non si va lontano. Tutti se ne devono convincere. Per quanto mi riguarda non trascurerò occasione perché sia raggiunta questa consapevolezza e tradotta in atti e provvedimenti concreti.

Per rafforzare la rappresentanza degli italiani all’estero, colpita in modo non lieve dal taglio dei parlamentari, sul quale tra gli eletti all’estero sono stata l’unica a manifestare in Aula il mio dissenso, è stato anche possibile aumentare di un milione di euro i contributi per i COMITES e di 500.000 euro quello per il Consiglio degli italiani all’estero. Miglioramenti che erano stati introdotti dal Governo Gentiloni e cancellati dal governo gialloverde.

Ci sono poi alcune misure per rafforzare la presenza e la promozione della cultura italiana nel mondo: 500.000 € per i teatri di proprietà dello Stato all’estero e un finanziamento integrativo di 800.000 euro a favore dei festival del cinema italiano all’estero. Inoltre, per la partecipazione dell’Italia alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, dedicata per l’edizione 2023 all’Italia, è stata autorizzata la spesa di 2 milioni di euro per l’anno 2020, di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022 e di 1 milione di euro per l’anno 2023. Infine, è istituito presso il Ministero dell’interno il Fondo per il voto elettronico (1 milione di euro per l’anno 2020) allo scopo di introdurre in via sperimentale l’espressione del voto digitale per le elezioni politiche ed europee e per i referendum.
Insomma, ci sono delle misure positive di cui non possiamo che essere soddisfatti. 

Non posso tacere, comunque, che, per quanto ci riguarda, in questa legge di bilancio c’è anche qualcosa che non mi piacel’eliminazione dell’esenzione dall’IMU e dalla TASI per i pensionati italiani che ricevono una pensione estera. Il governo ha detto che è stato costretto a toglierla perché l’Unione europea ha avviato una procedura di infrazione verso l’Italia per il fatto che tale misura sarebbe discriminante rispetto ai pensionati europei residenti in Italia. Parificare questi ultimi ai nostri pensionati sarebbe costato diversi milioni di euro che non è stato possibile trovare in un bilancio tirato con le molle.

Non è che non mi renda conto dei vincoli che l’Italia ha con l’Europa o delle difficoltà di reperire risorse. La cosa che non mi piace è che quando si parla di italiani all’estero, in genere si continua a fare solo un calcolo aritmetico di quanto possano costare e si stenta a ragionare su quanto lo Stato e il sistema guadagnino per la loro presenza, sia in termini di tasse dirette sia di sostegno di tanti territori quando vengono in Italia o mantengono una casa nei luoghi di origine e sia per l’apporto che danno all’espansione del made in Italy. E’ un po’ come quando si parla di diritti di cittadinanza e si pensa solo ai cittadini che sono in Italia e poco a quelli, sempre di più, che si muovono nel mondo, i cui numeri continuano ad aumentare: sono 816 mila gli italiani trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni, di cui il 73% ha meno 25 anni. In dieci anni espatriati 182 mila laureati!  

Insomma, stenta a maturare una visione più ampia e di maggiore respiro che è l’unica che può delineare l’orizzonte nel quale collocare un’Italia rinnovata e dinamica, democratica e inclusiva. Quell’Italia che può stare al passo dei tempi e corrispondere alle speranze di milioni di persone che da luoghi diversi del mondo guardano ad essa con disponibilità, interesse e amore.

A livello europeo, le recenti elezioni in Gran Bretagna hanno fatto precipitare la questione Brexit. A questo proposito, anche se delle precauzioni erano state già prese negli scorsi mesi, si è accentuata la preoccupazione per la condizione dei cittadini europei dopo che la separazione sarà avvenuta e, ancora di più, per i nostri connazionali. Ho provveduto, dunque, a presentare una risoluzione in Commissione esteri per invitare il governo ad adottare e a rafforzare tutte le misure possibili affinché i nostri connazionali siano efficacemente tutelati e messi al riparo delle conseguenze derivanti dal fatto che le normative europee, presumibilmente entro il prossimo anno, non saranno più applicabili in Gran Bretagna.

Gli auguri, dunque, che rivolgo a voi e a tutti noi hanno questo senso, di continuare ad impegnarsi e a lottare pur tra mille difficoltà per restituire al nostro Paese il ruolo che gli compete e per rafforzare il nostro orgoglio di farne parte. 

Buone festività!
Angela Schirò