LA DIMINUZIONE DEGLI ELETTI ALL’ESTERO LEDE I DIRITTI DELL’EMIGRAZIONE

CAMERA DEI DEPUTATI – Due ragioni mi hanno indotta a intervenire all’audizione della delegazione del CGIE, guidata dal Segretario generale Michele Schiavone, che si è svolta il 3 aprile nella Commissione Affari Costituzionali della Camera sulla proposta di legge costituzionale di riduzione del numero dei parlamentari, compresi quelli eletti all’estero.

CAMERA DEI DEPUTATI – AUDIZIONE DEL CGIE – 3 APRILE 2019

La prima è di completa solidarietà con l’organismo di rappresentanza degli italiani all’estero e di condivisione delle ragioni giuridiche, istituzionali ed etiche che hanno indotto il CGIE a dichiarare una netta contrarietà, a nome del mondo che rappresenta, che è anche il mio mondo, all’ipotesi di riduzione da 18 a 12 dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero.

La seconda è legata alla consapevolezza della lesione che si compie ai danni della realtà, vecchia e nuova, dell’emigrazione e al danno che si arreca agli interessi reali del nostro Paese, soprattutto in un momento di difficoltà come questo.

In sostanza, in qualità di italiana di seconda generazione nata in Germania, ho chiesto nel mio intervento di riflettere sul fatto che a tanti come me una decisione come questa viene vissuta come una diminuzione di cittadinanza, una specie di etichettatura di cittadino di serie B, che costituisce una vera e propria lesione dei principi della nostra Costituzione.

La riduzione della rappresentanza ad una dimensione puramente simbolica, inoltre, priva le nostre comunità e i protagonisti delle nuove emigrazioni di un essenziale strumento di partecipazione e dialogo. Chi rappresenterà al Governo e al Parlamento i problemi aperti e le istanze che provengono dai quattro angoli del mondo? Si fa un bel parlare di cervelli in fuga, ma nelle nostre comunità vi sono problemi seri da affrontare. Come sarà possibile farlo se non c’è nessuno che potrà porli nelle sedi opportune e agli interlocutori giusti?

La sordità di governo e maggioranza rispetto a queste domande legittima brutti pensieri, sospinti anche da una serie di provvedimenti punitivi nei confronti degli italiani all’estero che si sono succeduti in questa legislatura. Speriamo che non si  tratti di un primo passo verso l’abolizione della circoscrizione estero, faticosamente conquistata grazie all’impegno della nostra emigrazione.

Un segnale come questo, poi, non farà altro che deprimere e deludere i protagonisti più attivi della molteplice presenza italiana nel mondo e questo proprio mentre il Paese sta in una fase difficile. Per uscirne, come è già accaduto tante volte, anche di recente, sarà necessario contare su tutte le energie disponibili, soprattutto su quelle che all’estero potranno fare da ponte e da recettori degli interessi nazionali. Si fa ancora in tempo, dunque, a correggere un segnale sbagliato e dannoso”.