IL MIO DISSENSO SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

Oggi in dichiarazione di voto ho preso la parola, come unica deputata eletta all’estero, per esprimere il mio dissenso al taglio dei parlamentari, dissenso che è a difesa dei diritti di cittadinanza degli italiani che risiedono all’estero e a tutela degli interessi dell’Italia.

La Camera ha approvato, in seconda deliberazione, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, la proposta di legge costituzionale riguardante le modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari.

Non mi sono sentita di votare favorevolmente la legge costituzionale che riduce di un terzo il numero dei parlamentari, compresi quelli eletti nella circoscrizione Estero. Per lealtà verso gli elettori all’estero e verso i circoli del Partito Democratico sui territori, con i quali ho condiviso questa scelta, e per coerenza con le dichiarazioni che in merito avevo già fatto nel precedente passaggio alla Camera.

Con il mio voto di astensione, non ho potuto fare a meno di distinguermi per la prima volta da quando sono deputata e non senza disagio, dal mio gruppo – il PD – che ha contribuito a vararla dopo gli accordi di governo e dopo avere avuto le garanzie che richiedeva di altri provvedimenti di salvaguardia della rappresentatività democratica.

La ragione che mi ha spinto a operare in questo senso è che il taglio lineare dei parlamentari aggrava pesantemente uno squilibrio di rappresentatività della circoscrizione Estero. Uno squilibrio già esistente al momento della sua costituzione e della sua organizzazione normativa.

I dati di fatto, purtroppo, sono incontrovertibili. Il corpo elettorale degli iscritti all’AIRE, da quando si vota per la circoscrizione Estero, è cresciuto del 56%. Dopo questa riforma, invece, per eleggere un deputato in Italia ci vorranno poco più di 150.000 cittadini elettori, mentre per eleggerlo all’estero ce ne vorranno 688.000. Per eleggere un senatore in Italia ci vorranno 302.000 elettori, all’estero ce ne vorranno 1.375.000.  

Non ho accettato, né potrò mai farlo, che siano fatte discriminazioni sul piano dei diritti di cittadinanza, distinguendo i cittadini sulla base della loro residenza, un criterio che non esiste in nessuna parte della Costituzione. Sono in Parlamento perché ho assunto di fronte ai miei elettori e, più in generale, al mio mondo di provenienza, un impegno preciso: difendere i diritti dei cittadini italiani all’estero che – lo ricordo ancora una volta – sono cittadini di pieno diritto, a tutti gli effetti.

Non si tratta di una presa di posizione corporativa, ma di un orientamento giusto e anche utile per il Paese. Mentre l’emigrazione è ripresa seriamente e gli italiani regolarmente residenti all’estero stanno toccando i sei milioni, con questo provvedimento noi rischiamo di inviare un messaggio negativo, scoraggiante, proprio quando per il nostro Sistema Paese aumenta il bisogno di internazionalizzazione e di una forte proiezione a livello globale.

Per questo, nella mia dichiarazione di voto alla Camera ho detto a tutti, parlamentari e governo, di non considerare la mia posizione come un caso di coscienza, ma come un appello convinto e accorato affinché tutti, senza distinzione, considerino con maggiore lungimiranza e convinzione la presenza di milioni di italiani, di passaporto e di origine, disposti a sostenere il Paese. Un’opportunità di sviluppo e di proiezione nel mondo di oggi che può accompagnare l’Italia nel suo difficile cammino e aiutarla ad avere l’accreditamento internazionale di cui ha bisogno.

DICHIARAZIONE DI VOTO – 8 OTTOBRE 2019 –

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