“FAMILY ACT”: UN INVESTIMENTO PER IL FUTURO DELL’ITALIA

Ci sono solo 8 articoli nel “Family Act”, un disegno di legge Delega approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, ma i contenuti sono qualitativamente importanti. Si tratta di uno strumento legislativo concepito per conciliare la famiglia al lavoro, con particolare riguardo alle donne.
Una riforma integrata per le politiche familiari con un importante investimento del nostro Governo che va dall’assegno unico universale agli incentivi per il lavoro femminile, dal sostegno al lavoro all’istruzione universitaria, dai congedi parentali all’istruzione per i figli minorenni. Insomma un disegno organico di misure pensate per le famiglie con figli.

Si tratta, dal mio punto di vista, di una iniziativa moderna e progressista che ha l’obiettivo – di cui si parla da tempo ma finora con scarsi risultati – di sostenere la genitorialità e la funzione sociale ed educativa delle famiglie, contrastare la denatalità, valorizzare la crescita dei figli, e favorire la conciliazione della vita familiare con il lavoro, in particolare quello femminile.

Il disegno di legge delega impegna il Governo a: – istituire un assegno universale mensile per ogni figlio a carico fino all’età adulta, senza limiti di età per i figli con disabilità; – rafforzare delle politiche di sostegno alle famiglie per le spese educative e scolastiche, e per le attività sportive e culturali; – riformare i congedi parentali, con l’estensione a tutte le categorie professionali e congedi di paternità obbligatori e strutturali; – introdurre incentivi al lavoro femminile, dalle detrazioni per i servizi di cura alla promozione del lavoro flessibile; – assicurare il protagonismo dei giovani under 35, promuovendo la loro autonomia finanziaria con un sostegno per le spese universitarie e per l’affitto della prima casa.

Questa iniziativa legislativa mi sembra un gran salto di qualità in termini sociali e concettuali e un cambiamento epocale del welfare state perché fino ad ora in Italia la politica familiare si è basata su un modello di sussidiarietà allargata, ovvero nella famiglia sono state riposte aspettative di solidarietà, che vedono in primis le donne prendersi cura della casa e dei figli (nonché di eventuali genitori anziani o persone diversamente abili), nonché dei lavori domestici.

Il welfare state per la famiglia in Italia è stato sempre improntato ad un modello che sostiene più gli anziani (pensionati) che le famiglie (con figli); la redistribuzione delle risorse italiana va appunto nella direzione delle pensioni, mentre la quota destinata alla famiglia è ancora esigua. La situazione italiana è peraltro tipica dei paesi mediterranei, che spendono poco sia per i trasferimenti monetari che per i servizi di cura, considerando tali spese come un costo e non come un investimento nel futuro del Paese.
Ecco questo disegno di legge sembra essere invece un investimento per il futuro del Paese.