FABRIZIA DI LORENZO. Per non dimenticare


Foto: il murales dedicato a Fabrizia e realizzato da Bifido per Poste Italiane

Ieri Berlino ha rivissuto l’incubo terrorismo. Il mercatino di Natale  della Breitscheidplatz è stato evacuato per precauzione. Fortunatamente l’allarme è rientrato dopo qualche ora. Si tratta dello stesso luogo dove tre anni fa, il 20 dicembre, il tunisino Anis Amri fece un massacro, uccidendo 12 persone e ferendone 48. Tra le vittime c’era anche la nostra connazionale Fabrizia di Lorenzo.

Fabrizia Di Lorenzo vittima dell’attentato al mercatino di Natale di Berlino

In questi giorni di dicembre il pensiero di Fabrizia e della sua famiglia è vivo e presente. Avrei voluto ricordarla con un intervento in Aula che avevo già programmato, ma che non ho potuto svolgere a causa della sospensione dei lavori.

Se avessi potuto intervenire, avrei voluto richiamare alla memoria l’esperienza di vita di Fabrizia, una giovane donna, mia coetanea, che aveva trovato in Germania la sua nuova casa, come tanti, tantissimi giovani che cercano di realizzare altrove la loro vita. Ma avrei voluto ricordare anche gli altri giovani italiani che hanno trovato la morte per mano terrorista. Senza nessuna retorica. Sono nomi e volti che mi porto dentro e che fanno parte della nostra piccola storia di giovani europei.  Speranze, progetti, viaggi, incontri. Vite spezzate. Famiglie distrutte da un dolore impossibile da immaginare. Per non dimenticare le loro vite, è giusto farle vivere nel racconto. E fanno bene i loro familiari, gli amici e i colleghi a farlo con dedizione ed impegno.

La dimensione culturale ed etica di Fabrizia, prima ancora che esistenziale, era quella di un’Europa senza frontiere, quella dell’incontro e dell’integrazione. Lo stesso ideale, la stessa scelta di vita degli altri giovani che hanno incontrato un analogo destino. Valeria Solesin, di 28 anni, uccisa al Bataclan 13 mesi prima, mentre era a Parigi impegnata negli studi di dottorato, e  Antonio Megalizzi, anche lui di 28 anni, giovane reporter innamorato dell’Europa, caduto due anni dopo a Strasburgo, mentre seguiva i lavori del Parlamento europeo dai microfoni di Europhonica, una radio universitaria inserita in un network di radio europee.

Il messaggio che viene dalle loro vite e dai loro ideali non è meno forte di quello che viene dal loro sacrificio. Difendere la vita e la libertà da chi vuole imporre le sue ragioni con la forza e il terrore è certamente un’esigenza primaria, la condizione di vita della democrazia, ma usare la libertà per conoscere gli altri, cooperare per un più alto livello di solidarietà e alimentare il dialogo tra culture diverse, pur nel rispetto delle peculiarità, è l’investimento fecondo, lo sviluppo reale e necessario di ogni vera democrazia.    

Se avessi potuto intervenire, infine, non avrei dimenticato di esortare il governo a continuare senza sosta l’impegno per riportare a casa Silvia Romano, la giovane volontaria della onlus Africa Milele rapita in Kenia da più di un anno fa, e Luca Tacchetto scomparso insieme ad Edith Blais lo scorso dicembre in Burkina Faso mentre erano diretti a Kpalimé, una cittadina meridionale del Togo, per lavorare come volontari per un’Organizzazione non governativa legata all’ambiente.