CITTADINANZA PER MATRIMONIO: IL GOVERNO RISPONDE PICCHE


CAMERA DEI DEPUTATI/DIRITTI/CITTADINANZA – “Tutto va bene, Madama la Marchesa”. Questa è l’espressione che forse meglio di altre può dare il senso della risposta che il Sottosegretario all’Interno, Stefano Candiani, ha dato a nome del governo alla interrogazione urgente presentata insieme alla collega del PD, Francesca La Marca, nella commissione Affari costituzionali della Camera sulle critiche conseguenze che la norma sull’attestazione del possesso dell’italiano al livello B1 sta producendo tra coloro che avanzano istanza di cittadinanza per matrimonio in Italia e in ogni parte del mondo.

Per il Governo, infatti, altri Paesi fanno la stessa cosa, la conoscenza della lingua è già richiesta agli stranieri soggiornanti in Italia da più di 5 anni che fanno domanda di soggiorno di lungo periodo, le pratiche presentate e che sono costate tempo e denaro non potranno essere successivamente integrate dalla certificazione linguistica e, infine, chiunque cerchi sui siti del MIUR e del MAECI può trovare l’ente certificatore più vicino alla sua residenza. Insomma, per usare un diffuso modo di dire, chi vuole la Madonna se la preghi.

Chissà perché, dunque, da tutto il mondo continuano ad arrivarci proteste ed espressioni di disagio, che abbiamo cercato di rappresentare nel testo dell’interrogazione, nella presentazione e nella replica che abbiamo fatto in Commissione.

Si tratta in prevalenza non di stranieri che vengono a fare matrimoni fasulli in Italia ma di coppie miste che si sono moltiplicate negli ultimi tempi per il gran numero di italiani che vivono all’estero e per l’incremento dei flussi migratori giovanili. Si tratta di persone che vogliono consolidare il loro rapporto e le prospettive dei loro figli condividendo anche un elemento forte come la cittadinanza.
Queste persone, per ricostruire le rispettive documentazioni, hanno dovuto spendere somme considerevoli e fare ricerche spesso in contesti difficili, senza sapere che per molti di loro, all’improvviso, tutto sarebbe stato vanificato senza alcun preavviso. Molti hanno poi presentato da poco la loro istanza, pagando la tassa prevista, e poiché la certificazione linguistica, soprattutto all’estero non è facile averla in breve tempo, chiedono di avere la possibilità di integrare la loro domanda. In più, gli oneri e gli impegni messi a carico degli interessati sono considerevoli.
Molti, ancora, chiedono perché poi sia stata introdotta questa norma solo per una categoria di persone, coloro che fanno istanza di cittadinanza per matrimonio, e non per tutti gli altri casi di richiesta e di riconoscimento, visto che di ius culturae si sta parlando da qualche anno. Non sarebbe meglio sospendere per ora questa entrata a gamba tesa e semmai riparlarne in un quadro organico e coordinato?

La risposta, come abbiamo detto, non è stata incoraggiante.Ma non ci fermeremo a queste burocratiche chiusure, come abbiamo ribadito al Sottosegretario Candiani in un colloquio diretto a margine della riunione.
Molti italiani all’estero sono rimasti con le mani nella trappola costruita in odio agli stranieri in Italia, una trappola che invece è scattata per tanti altri sparsi nei quattro angoli del mondo. Questo non va bene. È necessario in ogni caso dare risposte sensate alle questioni vere che gli interessati pongono e questo continuerà ad essere il nostro impegno parlamentare e politico.
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