APE SOCIALE: DEVE ESSERE CONCESSA ANCHE AI NOSTRI EMIGRATI RIENTRATI IN ITALIA

DIRITTI – A causa di una interpretazione restrittiva e illogica dell’Inps (l’Istituto previdenziale italiano) l’Ape sociale (anticipo pensionistico), indennità subordinata alla residenza in Italia, viene negata a tanti nostri connazionali rientrati in Italia, solo perché, nonostante abbiano perfezionato tutti i requisiti per il diritto, sono titolari di pensione estera. 

L’Ape sociale spetta ai soggetti che abbiano maturato i 63 anni di età  – e facciano valere un’anzianità contributiva di almeno 30 anni (in alcuni casi 36) – e che siano alternativamente disoccupati, disabili, caregivers o lavoratori “usurati”.

Sono molti i nostri connazionali i quali sono rientrati in Italia dopo aver lavorato per alcuni anni all’estero e si sono visti negare o revocare l’Ape sociale perché sono o sono diventati titolari di pro-rata estero.

Abbiamo per questo motivo presentato alle Commissioni competenti della Camera dei deputati e del Senato una interrogazione al Ministro del Lavoro dove chiediamo di rendere compatibile con la titolarità di una pensione estera la concessione dell’Ape sociale (anche alla luce del fatto che la prestazione estera è di importo solitamente irrisorio in virtù dei pochi  contributi versati all’estero) e di consentire inoltre la totalizzazione dei contributi italiani e quelli esteri ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva richiesta dalla normativa.

Ci aspettiamo una risposta sollecita e positiva per i nostri connazionali dal Ministro Di Maio.